Vaccini: a quanti antigeni può rispondere un lattante?

Calcolando il numero di cellule B presenti in un bambino, questi potrebbe rispondere teoricamente a 10.000 vaccini contemporaneamente.

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Antigeni e lattanti

La disinformazione digitale

La disinformazione digitale è diventata così pervasiva nei social media online che viene sempre più evidenziato dagli studiosi, come una delle principali minacce per la società umana. 

 

Una notizia più o meno precisa con la realtà dei fatti, è accettata come vera dall’utente in quanto può essere fortemente influenzato da norme sociali il-doppiaggio-divergenze-di-opinione1o da quanto la notizia sia coerente col suo sistema di credenze.

Molti sono i meccanismi in gioco per l’accettazione di false informazioni che a loro volta generano false credenze e che, una volta adottate, sono altamente resistenti alla correzione.

Nonostante la gran massa di notizie alle quali si può accedere sul web, la nostra epoca rischia di caratterizzarsi come “l’era della disinformazione”.

Gli utenti dei social e non solo, tendono ad aggregarsi in comunità di interesse comune, che causa il rinforzo, promuovendo la conferma di pregiudizi, della segregazione o ostracismo riguardo a chi non la pensa nello stesso modo. In tutto questo gioca un ruolo importante quella che si chiama polarizzazione che porta a condividere le stesse idee con chi concorda col nostro sistema di credenze. Nella maggior parte delle volte quell’informazione è condivisa, presa o portata da un amico o da un gruppo social che appartengono alla stessa camera di risonanza.

Questo purtroppo va a discapito della qualità delle informazioni e porta ad una proliferazione di racconti alimentate da voci e leggende non confermate. Questo provoca sfiducia, delusione e rabbia come accade per es. a quelli delle science news,  mentre  si aggiunge la paranoia per quelli delle fake news e teorie cospirative e del complotto.

Questo è quanto conclude un gruppo di ricercatori dell’IMT Alti Studi di Lucca,  diretto da Walter Quattrociocchi che pone l’accento su un articolo pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”  (qui)  riguardo l’analisi della diffusione delle notizie nei social media, scoprendo che il bassissimo livello di intermediazione nell’accesso alle informazioni, facilita lo sviluppo di fenomeni virali in cui trovano ampio spazio numerose voci non confermate né validate.

A man and woman with hands clasped arm wrestling

Il primo risultato dell’analisi è la constatazione che gli utenti tendono a selezionare e condividere i contenuti relativi a uno specifico genere di notizia, secondo uno schema che ricalca il cosiddetto pregiudizio della conferma (confirmation bias): la ricerca esclusiva.  Ossia quello che conferma un’idea di cui si è già convinti e all’interno della quale si muove appunto, il pregiudizio. 

Si creano così gruppi solidali su specifici temi e narrazioni che tendono a rafforzarsi a vicenda e a ignorare tutto il resto- Le discussioni spesso degenerano in litigi tra estremisti dell’una o dell’altra visione e con un’ulteriore rafforzamento della polarizzazione. 

 

vero falso

 

“Questo contesto di fatto rende molto difficile informare correttamente, e fermare una notizia infondata diventa praticamente impossibile ” concludono i ricercatori. 

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